Sempre più spesso leggo di genitori molto in ansia verso lo sviluppo anche troppo precoce di autonomia e indipendenza del proprio bambino, di contro ho sentito anche mamme che non condividono affatto i motivi per i quali pian piano i bambini si devono affrancare dagli aiuti che ricevono dagli adulti.

Dal canto mio non sono mai stata un'estremista, ho sempre cercato di vedere l'educazione verso l'autonomia come un assecondare un istinto già connaturato nel bambino. Autonomia non è “mollare “ il bambino “e che si arrangi” di fronte alle piccole sfide quotidiane, ma camminare accanto a lui coscienti che ogni piccolo tassello nello sviluppo delle sue abilità personali non solo gli servirà dal punto di vista emotivo a costruire l'immagine che ha di sé, ma farà anche parte dello sviluppo globale delle sue abilità.

Come educare quindi all'autonomia e all'indipendenza?

Come per tutti gli altri aspetti inerenti all'educazione del bambino, niente si fa dall'oggi al domani, la maggiore abilità da parte del genitore sarà quella di cogliere il momento giusto e di trasmettere fiducia e serenità al bambino nei suoi primi tentativi.

Un vero e proprio stare accanto non privo di insidie, per un genitore che si appresta a tale compito! Innanzitutto l'atteggiamento è sempre molto più importante dell'obiettivo che si vuole raggiungere in quel momento, egli infatti deve sentirsi libero di sbagliare e chi gli sta accanto dovrebbe evitare atteggiamenti ovvi da “so io come si fa”, il bambino è ben conscio che il genitore lo sa fare meglio e prima e sarebbe quindi un inutile sfoggio di capacità da parte dell'adulto.

Sarà molto più utile quindi restare accanto al bambino e intervenire solo se è lui a richiederlo, senza proporre continuamente soluzioni che in quel momento potrebbero avere l'effetto di spazientire il bambino e farlo desistere dai suoi tentativi, bloccando quindi il processo di apprendimento.

Perché è così importante che il bambino sappia fare da sé?

Molte volte mi sono confrontata con mamme che mi hanno detto: "Ha tutta la vita per fare da solo, ora ci sono io con lui e a lui ci voglio pensare io, in tutto e per tutto”.
Che impatto ha questo tipo di affermazioni sullo sviluppo delle abilità del bambino? Ma soprattutto sull'immagine di sé che il bambino si va costruendo?

In effetti, ogni piccola difficoltà che il bambino incontra sul suo cammino potrebbe essere facilmente alleviata e risolta dall'intervento dell'adulto, ma a lungo andare il livello di difficoltà aumenta inesorabilmente e ben presto si scopre di non potersi sostituire per sempre al bambino.

Quindi in primis educare all'autonomia significa trasmettere al bambino il fondamentale messaggio che può farcela da solo, i genitori ci sono per lui se ne ha bisogno, ma che si ha fiducia in lui perché può riuscire. Pensiamo a quanta potenza può avere questo messaggio nel lungo termine!

Ma andiamo per piccoli step, ad un anno può essere quello di riuscire a togliersi i calzini da solo, a quattro quello di infilarseli, a cinque di riuscire a vestirsi da solo e cosi' via... perché una casa, si sa, non si inizia a costruire dal tetto!

In questo lungo ma breve cammino ogni piccola abilità conseguita avrà una ricaduta positiva su quella successiva e, nel frattempo, molte di esse serviranno al bambino, per esempio lo sviluppo della motricità fine, che gli servirà per poter scrivere e affrontare gli impegni scolastici in maniera adeguata.

Sviluppare la coordinazione oculo manuale, la stessa che è necessaria per allacciarsi le stringhe, ci permetterà di comprendere le “legature” del corsivo.

Conoscere e nominare le proprie parti del corpo consentirà la strutturazione dello schema corporeo, e favorirà il processo di lateralizzazione, la quale permette al bambino di orientarsi su se stesso prima e sul foglio poi...

Di esempi come questi ce ne sono tanti non resta che cominciare!

Buon lavoro!

Silvia Campanella, psicomotricista funzionale

Ritratto di Silvia Campanella

Posted by Silvia Campanella

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