Un caro benvenuto a tutte le lettrici (e i lettori) di questo nuovo blog su Mammeonline tutto dedicato alle letture per bambini e ragazzi!
Quando mi sono domandata da quale argomento cominciare per entrare insieme a voi nel mondo della letteratura per l’infanzia, la risposta è stata piuttosto rapida ed immediata: “Ovvio! Ma dall’inizio!”

E l’inizio è ben rappresentato dalla domanda che sovente sento porre dalle mamme dei più piccini: “A che età posso cominciare a proporre libri a mio figlio? E quali libri?”

Oggi proverò a rispondere a queste due domande presentando una tipologia di libri adatta ad essere offerta a bambini molto piccoli, di età inferiore all’anno: i libri delle facce.

Facciamo però prima un piccolo passo indietro. Molte 'scuole di pensiero', che condivido, ritengono che prima ancora di dare libri in mano al bambino si può leggere loro ad alta voce. La lettura ad alta voce si può praticare con i neonati fin dai primissimi giorni di vita. In tal caso, ovviamente, poco importa ciò che si legge: vostro figlio sarà incantato, calmato e cullato dal suono della vostra voce. Dovendo scegliere, meglio preferire un testo musicale: nenie, filastrocche, poesie che siano come carezze per i sensi del piccolo. Oggi si consiglia spesso di leggere al bambino perfino nelle fase di gestazione dato che già in pancia è in grado di ascoltare suoni e voci! Ma questo è un altro argomento, sul quale spero di poter tornare in futuro.

Ora concentriamoci sui primi libri che possono essere manipolati, osservati e “letti” dal bimbo.

La scelta del primo libro è importante perché tramite questo si realizza quello che Rita Valentino Merletti nel suo saggio “Libro fammi grande”(1), scritto a quattro mani con Luigi Paladin, chiama l’imprinting del libro. E cioè quell’insieme di emozioni positive – sia quelle legate alla sfera cognitiva come la scoperta, la soddisfazione della curiosità, l’acquisizione di nuove competenze, sia quelle legate alla sfera emotiva e relazionale come l’essere abbracciato, coccolato durante la lettura, l’avere il genitore tutto per sé etc… - che portano il piccolo lettore ad avvicinarsi con gioia all’oggetto libro e a continuare a cercarlo nel proseguire della sua crescita. Un buon imprinting del libro offre buone speranze per la formazione di un buon lettore!

Molti studi psicologici dimostrano che nei primi mesi di vita l’interesse del bambino è mosso essenzialmente dalle espressioni del volto umano. Il neonato impara infatti prima di tutto a decodificare e a rispondere al volto materno, in un certo senso compie, già nei primi tre mesi di vita, un’operazione di lettura del volto. La mimica facciale e le emozioni che esso rappresenta sono la prima fonte di stimolo per il bambino piccolo, stimolo di risposta emotiva ma anche di imitazione e quindi di apprendimento.

Dalla lettura del volto della mamma, il piccolo passa poi a saper riconoscere le espressioni emotive universali (rabbia, gioia, paura, meraviglia…) anche sugli altri visi e a sapervi rispondere.

I “libri delle facce” si inseriscono esattamente in questa fase dello sviluppo cognitivo.

Si tratta di librotti di poche pagine di cartone spesso e resistente, di piccole dimensioni adatte alle manine, per lo più quadrati, sui quali vengono riprodotti volti fotografati di bambini che manifestano chiaramente le emozioni base universali. Una sola faccia per pagina, mai in due pagine contigue, poche o nulle le parole.

Le immagini sono fotografiche perché il bambino piccolo non è in grado di simbolizzare, cioè di comprendere la differenza tra l’oggetto reale e la sua rappresentazione. Pertanto al di sotto dell’anno di vita sono più facilmente recepite le figure quanto più possibili fedeli alla realtà, che il piccolo riesce a decifrare più facilmente.

Tramite questi libri il bimbo passa dalla faccia della mamma ad altre facce nelle quali ritrova espressioni a lui già note e che quindi lo interessano e lo coinvolgono. Ovviamente anche un libro delle facce deve essere inizialmente mediato dal genitore che sfogliandolo e leggendolo al bambino può mimare le espressioni rappresentate, rendendole vive e coinvolgenti.

Quando si possono proporre i libri delle facce? Nella mia esperienza di madre, e secondo quanto ho appreso interessandomi di libri per l’infanzia, direi intorno agli otto-nove mesi. A questa età il bambino ha imparato bene le tecniche di manipolazione, è in grado di tenere l’oggetto in mano, girarlo, osservarlo, via via sarà capace anche di sfogliare le pagine che inizialmente dovranno essere mostrate dalla mamma o dal papà.

Mio figlio a dieci mesi aveva imparato a osservare le figure e a imitare le emozioni dei volti rappresentati. Davanti al bambino ridente produceva quindi una sua risatina, di fronte al bambino in lacrime accennava un lamento di pianto. Di fatto leggeva già il suo primo libro!

I libri delle facce sono molto diffusi negli USA, dove spesso vengono proposti dagli stessi pediatri. In Italia le pubblicazioni di questo tipo non sono molte, ne citerò due che, a mio parere, sono le più valide.


Il primo è lo storico “Guarda che faccia!” (2) edito da Giunti Kids, che è stata il primo libro prodotto dal progetto Nati per Leggere nel 2004, frutto della collaborazione tra la pediatra Stefania Manetti e la redazione di Quaderni ACP.

Si tratta di un quadrotto 12,5 x 12,5 cm, cartonato, con spigoli arrotondati, sulla cui facciata di destra sono riportati volti di bambini presi frontalmente. Ciascun volto esprime in modo molto chiaro un’emozione: gioia, tristezza, sorpresa, disperazione…Nella facciata di sinistra è riportata, tradotta in varie lingue, la scritta che più verosimilmente riproduce il suono collegato all’emozione (ad esempio: ohhhhh per la sorpresa, eheheheh per la risata….). Gli sfondi sono colorati, con colori uniformi e vivaci.


Il secondo è una pubblicazione più recente (2011) della casa editrice Gribaudo: "Facciamo le facce" (3). E’ leggermente più grande rispetto all’altro (16 x 16 cm), anch’esso con tutte le pagine cartonate e i bordi arrotondati. Presenta le consuete facce di bimbi con le diverse espressioni nella pagina di destra e a sinistra un testo brevissimo in rima sull'emozione provata. Nell'ultima pagina una simpatica innovazione: uno specchio dove il bambino può osservare la propria faccia e, più grande, provare a riprodurre le emozioni.

Questi libri, come tutti i primi libri, cioè quelli che per contenuto e struttura sono adatti ai più piccini (e per questo devono corrispondere a precisi requisiti di sicurezza, sui quali torneremo in futuro), vanno sempre lasciati a portata di mano del bambino. Su bassi ripiani, nel cesto dei giocattoli, nel box, l’importante è che vengano vissuti come oggetti familiari, come giochi speciali che possono essere anche condivisi con mamma e papà. I primi libri devono poter essere manipolati in libertà, anche assaggiati, senza il timore che si rompano. Anzi vi dirò di più: il successo di un libro, nella primissima infanzia, si misura anche dal numero dei rattoppi richiesti, fidatevi!

 

(1) “Libro fammi grande. Leggere nell’infanzia” di Rita Valentino Merletti e Luigi Paladin, casa editrice Idest, 2012

(2) “Guarda che faccia!” a cura di Stefania Manetti, casa editrice Giunti Kids, 2004

(3) “Facciamo le facce”, casa editrice Gribaudo, 2011

 

Posted by Federica Pizzi

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