Kiara, tienici ancora compagnia

Conoscere per non temere, conoscere per accogliere.

Questo è il forum ispirato da Kiara del Kantutita, per la quale non esisteva che una razza, quella umana.
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pinz
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Località: Chi canta nell'oscurità, rinnega la propria apprensione, ma non per questo vede più chiaro (Freud)

Kiara, tienici ancora compagnia

Messaggio da pinz »

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Kiara è mamma di due ragazzi nati in Bolivia (a Cochabamba) nel 1990, arrivati il primo nel 93 a due anni e mezzo e la seconda nel 96 a sei anni e mezzo.


È sempre stata molto presente sul web, nei forum dove si parlava di adozioni e in quello del gruppo di famiglie di cui faceva parte: il Kantutita


http://www.sax.it/kantutita/


Così, su quel sito si presentava:
Ciao!
Sono Kiara del gruppo Kantutita-Famiglie del Mondo, mi occupo della posta diretta al sito Kantutita, collaboro con l'e-Chaski (notiziario on line del gruppo Kantutita-Famiglie del mondo), e sono mamma di due ragazzi nati in Bolivia, ora Italiani come noi.
Sono disponibile per scambiare idee, suggerimenti, fiabe, materiale vario sull'adozione internazionale e sull'educazione interculturale. Troverete anche novità, commenti, voci dai News Groups.
Scopo dichiarato: stimolare la cultura dell'adozione



Qui è stata annunciata la sua malattia ed infine la sua scomparsa:
Chiara è mancata il 17 novembre 2005, non per la sclerosi multipla, con cui ha lottato con grande coraggio, ma per un male incurabile.


Così è stata ricordata sul sito del Kantutita:
Carissima Chiara,
cosa avresti scritto, tu, in questo frangente? Tu che avevi una parola di conforto per tutti, tu che vivevi i problemi degli altri come fossero i tuoi: cosa avresti scritto per un'amica che ti ha lasciata, dopo aver testimoniato con la sua vita che anche il peggiore dei mali può trasformarsi in bene?
Hai affrontato l'improvvisa comparsa della sclerosi multipla con grande coraggio. Quando non hai più potuto frequentare il Kantutita, hai continuato a farlo via Internet, e sei diventata un punto di riferimento per il nostro sito e per molti altri siti web sull'adozione, tra cui i forum di Mammeonline.
Sostenuta dall'affetto di una famiglia stupenda, hai scritto contro i pregiudizi razziali, contro i luoghi comuni sull'adozione, a favore della cultura dell'accoglienza e della convivenza civile.
Quello che sei, che sei stata, lo conserviamo nel cuore. Grazie, di tutto. Con affetto,
Daniela



Così l’abbiamo ricordata qui su Mol:
Questo messaggio è per te, donna di grande cuore e di grande Fede.
Donna che ha fatto dell'accoglienza e dell'apertura agli altri uno stile di vita.
Donna che ha saputo comunicare grandi valori a tante persone, anche attraverso questo forum.
Kiara, da oggi non avremo più l'occasione di poterti guardare negli occhi o di poter ascoltare la tua voce.
Però siamo state donne fortunate, perché ci hai donato una finestra aperta sul tuo cuore e sulla tua mente e da lì, abbiamo potuto guardare il mondo con occhi nuovi.
Il nostro saluto e il nostro grazie, oggi e per sempre.
Le Mammeonline



Con questa immagine l’abbiamo salutata:
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Ed infine le abbiamo dedicato due forum :
Adozioni nazionali e internazionali
Hai adottato un bambino? Hai intenzione di farlo e vuoi saperne di più? Questo forum è dedicato a Kiara del Kantutita che aveva un cuore grande come il mondo.
Multiculturalità
Conoscere per non temere, conoscere per accogliere. Questo è il forum ispirato da Kiara del Kantutita, per la quale non esisteva che una razza, quella umana.


Sul sito del Kantutita, Kiara è ricordata con due suoi scritti:
http://www.sax.it/kantutita/mainpge.asp


Una maternità diversa. Come? - di Chiara Lella
(Chaski - numero 8 - Giugno 1996)

Io e mio marito andiamo in Bolivia. – “In vacanza?” – “No, andiamo a prendere nostro figlio.”

Un attimo di perplessità. – “Vostro figlio?” – “Sì”.

Ancora un attimo di riflessione, mentre si cerca un’ipotesi plausibile. Finalmente una lampadina si accende: “Adottate un bambino?” – “Sì.”

Le reazioni dei miei alunni sono le più vivaci, e rivelano disponibilità: “Che bello!” – “Ce lo farà conoscere?”. Una classe, la prima “O” dell’IPSC, addirittura mi applaude. Ne sono commossa. D’altronde non è strano, visto che anche loro sono, in parte, miei figli; invece le reazioni degli adulti sono a volte diverse, e lasciano trasparire pregiudizi radicati.

Una delle domande più comuni è: “Sarà di colore?” , e la mia risposta è, invariabilmente, un’altra domanda: “Perché, farebbe qualche differenza se fosse di colore?”. La mia interlocutrice si affretta a rassicurarmi: “Certo che no, per me personalmente no, però potrebbe avere dei problemi!”. La lascio dire, ed intanto penso: sì, nasconditi dietro al tuo dito accusatore puntato verso il razzismo; il fatto che sia la prima cosa che ti è venuta in mente mi fa capire che probabilmente non ne sei immune neppure tu.

La domanda seguente è, naturalmente “Perché prendete un bambino straniero e non un bambino italiano?” , domanda evidentemente tesa a difendere l’Italiano DOC, specie che appare un via d’estinzione, stando alle statistiche pubblicate di recente.

Qui, la risposta deve essere più complessa: “Perché le adozioni nazionali sono spesso più difficili, perché esiste sempre l’incubo del rischio giuridico. Ciò vuol dire che se i genitori biologici ci ripensano, i giudici tendono comunque a privilegiare il legame di sangue, più che le ragioni del cuore, nonostante la legge affermi di tutelare soprattutto gli interessi del bambino. Ditemi, venire strappato a forza dall’unica famiglia che ha conosciuto fino a quel momento, è nell’interesse del bambino?” Ci sono anche degli psicologi che sembrano pensare che l’abbandono da parte dei genitori biologici è più grave di questa terribile violenza che sconvolge la vita di un bambino. Naturalmente ci sono anche degli psicologi che dicono il contrario, dato che la Psicologia è una scienza sociale e non una scienza esatta. D’altronde gli psicologi (tutti) tendono a vedere la patologia dei rapporti interpersonali piuttosto che la loro normalità.

E ancora una domanda: “Sarà maschio o femmina?” – “Non lo so, e non mi importa.” – “Perché, potrete scegliere?” – “Naturalmente no, non siamo al Supermarket del Bimbo” – “Ah sì, certo, naturalmente.”

Naturalmente? La prossima domanda fa capire ancora meglio i sottintesi di questi discorsi.

“Lo fate perché tu non puoi avere figli?” Guardo il mio interlocutore o la mia interlocutrice con leggera aria di compatimento, e dico: “Ci sono molte coppie che adottano un bambino pur avendo già uno o due figli biologici. E poi, la causa della sterilità di coppia è dovuta per il 50% alla donna e per il 50% all’uomo. Inoltre, ci sono molti modi al giorno d’oggi per avere un figlio biologico, per esempio la provetta, ma non accettiamo nemmeno lontanamente l’idea di nostri embrioni congelati in giro per il mondo; per finire, ho sempre pensato all’adozione, prima ancora di sposarmi. Ritengo che sia giusto occuparsi dei bambini che esistono già, prima di metterne al mondo degli altri in questo mondo sovraffollato.” E vorrei aggiungere: pensate davvero che l’adozione sarebbe una stampella per un matrimonio “incompleto” di figli? Eppure stiamo così bene, mio marito ed io, abbiamo ambedue un lavoro soddisfacente, persino delle passioni in comune, e tanta tenerezza reciproca. Davvero abbiamo bisogno di un bambino? No davvero, la nostra scelta non è dettata da un bisogno. Ecco perché non abbiamo bisogno di sceglierci un bimbo biondo con gli occhi azzurri e la pelle rosea come un porcellino piuttosto che bruno con gli occhi neri e la pelle abbronzata, o , se è per quello, con la pelle verde a pallini gialli e le pupille da gatto.

Se poi dico che ogni bambino ha diritto ad una famiglia, la reazione sorge spontanea: “Sì, certo, ci sono tanti bambini abbandonati, poverini.” Ed eccoci trasformati in una coppia impegnata in una Missione Caritatevole (le maiuscole sono d’obbligo). Eppure, se così fosse, avremmo fatto una scelta più coraggiosa e saremmo andati in una missione nel Mato Grosso, o nel Nord Este del Brasile (tanto per rimanere nella zona).

E allora, vi chiederete voi? Perché avete fatto questa scelta?

C’è, naturalmente, la voglia di avere un bambino, anzi, meglio ancora: la voglia di darci come famiglia ad un bambino. Così dovrebbe sempre essere, anche nel caso della maternità/paternità biologiche. Ed è vero che ci aspettiamo delle difficoltà, ma in fondo siamo avvantaggiati rispetto a dei genitori biologici inconsapevoli. Quanti genitori biologici in questo mondo sovraffollato sanno davvero quello che fanno mettendo al mondo un bambino? E poi, ci sono davvero delle differenze fondamentali tra l’essere genitori (biologici) ed essere genitori (adottivi)?

C’è un mito che condiziona una parte considerevole della nostra esistenza e della nostra cultura: il mito del legame di sangue. La nostra letteratura occidentale è piena di genitori biologici che riconoscono miracolosamente i loro figli perduti da anni, spinti da un misterioso inspiegabile istinto. Le madri vengono spesso invitate a seguire il loro istinto nell’accudire i figli. Davvero l’amore è un istinto? O non è piuttosto una scelta? Il sangue non è acqua, si dice, e ancora: talis pater, talis filius. Questo mito è talmente forte che il personaggio cattivo delle fiabe è diventato la matrigna, e non la madre come era nelle versioni più antiche delle fiabe della nostra infanzia.

Purtroppo leggiamo quotidianamente sui giornali di episodi aberranti di violenze sui bambini da parte dei genitori biologici. Certo, grazie a Dio è l’eccezione e non la regola, ed è anche la dimostrazione palese che avere un figlio biologico non vuol dire, ahimè, automaticamente amarlo.

Vi invito a riflettere – ma immagino che l’abbiate fatto spesso – sul problema dell’origine del comportamento nella specie umana, natura o cultura? Cioè, siamo impastati e determinati dall’istinto o subiamo maggiormente gli influssi dell’ambiente? Annoso problema, del quale vi risparmio la cronistoria (dal determinismo a Lévi-Strauss, passando per Freud, Konrad Lorentz, Edgar Morin…) Certo è solo che il problema è complesso, e che è impossibile, allo stato attuale delle cose, prendere posizione per la natura o per la cultura, che concorrono in egual misura a formarci. Che dire inoltre del grande assente in questa diatriba, cioè il libero arbitrio?

Accenno a tutto questo solo per dire che allo stato attuale delle conoscenze non possiamo dire con precisione in che misura il nostro comportamento è biologicamente determinato, ed in quale misura esso sia influenzato – e modificabile – dall’ambiente. Insomma siamo legati ai nostri genitori, fratelli, zii, cugini, nonni (e chi più ne ha più ne metta) dal bagaglio genetico che in parte condividiamo, o non piuttosto dal fatto che queste persone hanno posto su di noi una specie di imprinting (cfr. Lorentz) durante la nostra infanzia, per consuetudine quotidiana? Non avete avuto anche voi delle zie o altre persone che si sono occupate di voi come delle mamme?

Del resto, se tutto fosse determinato – biologicamente o culturalmente – a che servirebbe la scuola?

Adesso, stiamo aspettando di partire per una seconda adozione in Bolivia. Nostro figlio o nostra figlia ci aspetta, è già lì. Non trovate che sia emozionante?

Vi prometto un seguito, se vi interessa. Sarà un viaggio d’amore. Arrivederci alla prossima puntata, quando saremo in tre, o forse in quattro, chissà.




QUARESIMA: ALLA RICERCA DELL’ALLEGRIA VERA
La testimonianza di Chiara

Sono stata un po’ indecisa (sembrerò esibizionista? Esagerata? Incosciente? Fatalista?), poi ho pensato che il Signore forse vuole da me proprio questo, che dia testimonianza a Lui. La mia quaresima è iniziata con un po’ di anticipo, la notte di Natale del 1998, sfumata in un ricovero alla Poliambulanza, scivolata in una inattesa diagnosi di sclerosi multipla (e quando mai ce lo si aspetta?), confortata dalla preghiera, dalla solidarietà che mi è stata dimostrata, da nuove conoscenze (tre compagne di stanza che mi hanno dato molto, in un modo o nell’altro). Sempre nella certezza profonda che non si tratta di “un tiro mancino”, ma di un “regalo” del Signore, che mi offre una vita diversa, e forse maggiori possibilità di vera conversione. Insomma, mi viene naturale (a tutti i cristiani dovrebbe venir naturale) di “farmene una ragione”, di trovare i lati buoni (sì, incredibile, ma ce ne sono!), e rendo lode al Signore di avermi corazzata con questo carattere ottimista e fiducioso, che mi aiuta a superare le prove. Almeno per ora, non mi illudo che non verranno i momenti di sconforto e di depressione, ma con l’aiuto di Dio conto di superarli. Sclerosi multipla: la mia naturale curiosità è stata stimolata, mi sono collegata al Web (rete, Internet) ed ho scoperto probabili cause (globuli bianchi “impazziti” che attaccano i nervi), cure vecchie e nuove, possibilità di condurre una vita normale, come se la malattia non ci fosse…. Insomma, speranza. Il Signore mi ha aiutata finora (la malattia deve essere cominciata 5 anni fa, senza sintomi eclatanti), e confido che mi aiuterà in seguito. Insomma, è meno nera di come uno potrebbe credere: cammino (ma non esco ancora di casa), e mi hanno dato ottime speranze di ulteriore recupero curandomi con l’interferone, e con la riabilitazione alla Domus Salutis. Mi dispiacerebbe molto dare di me un’impressione non vera. Vorrei che tutti ricordassero che non sono io “brava” ad affrontare le difficoltà, ma è il Signore che permette le prove e ci da la forza di affrontarle! Lode a nostro Signore.
Chiara Lella



Su Mol, Kiara è viva in alcuni topic, dove era particolarmente attiva e presente:

Bolivia: http://www.mammeonline.net/index.php?na ... ic&t=91883

Bolivia informazioni importanti: http://www.mammeonline.net/index.php?na ... ic&t=94727

Fans di Star Trek: http://www.mammeonline.net/index.php?na ... c&t=146629


Kiara ha scritto per l’ultima volta su Mol il 25/08/2005 alle ore 11:25, pochi minuti prima l’aveva descritta come una “giornata storta! ”




• Così parla di sé e della sua famiglia:



Sono una "vecchia lupa di mare" della navigazione nel ciberspazio, e anche come mamma per adozione non scherzo: ho (abbiamo, io e mio marito!) due figli ex-bimbi nati in Bolivia, ora iniziano il loro cammino nella media superiore, manca pochissimo (qui la sQuola inizia l'8 settembre, siamo primi, ma la medaglia d'oro dove sta? Beati gli ultimi!)
Se cliccate sul sito qui sotto il mio messaggio, scoprirete che tengo la posta del Gruppo Kantutita, un gruppo di genitori adottivi nato nel 1990, per aiutare i nostri figli a fare i conti con la cultura d'origine.
E ogni tanto inserisco notizie nella rubrica sul sito. Molto saltuariamente. :)


Kantutita è una piccola campanula andina tricolore, simbolo degli Incas (re dei Quechua) ed è anche il nome di un gruppo di famiglie adottive.


Preferiamo i prodotti freschi, mio marito si rintana in cucina e non fa entrare nessuno, poi sforna manicaretti incredibili... io sono specialista in crêpes fatte sulla poêle apposita comprata in Bretagna, e in sughi vari.
Ah il risotto lo so fare solo io, la carne e il pesce lo stesso (il consorte li cuoce troppo!)...
Dimenticavo: sono la specialista della cucina cinese casalinga.
In compenso mio marito lascia la cucina in un caos indescrivibile: nessuno è perfetto.


Noi abbiamo lasciato il loro nome boliviano sui documenti, ma in casa li chiamiamo con il nome italiano, mio figlio soprattutto non vuole proprio il nome originale. Del resto conosco una "Leda" che sui documenti è "Maria", un "Giovanni" che si fa chiamare "Giancarlo"...
Anche a scuola e con gli amici si fanno chiamare come credono, è giusto.
Penso anch'io che sia meglio mantenere il nome originario, se però non si presta a storpiature.


Pensa che 'gnoranti, “cinesino” lo dicevano anche a mio figlio nato in Bolivia...
Non ho mai perso l'opportunità di osservare che sì, i suoi antenati erano asiatici, ma che moltissimo tempo fa, "lei m'insegna", forse 15mila anni, hanno passato lo stretto di Bering popolando poi tutte le due Americhe...




• Così parla di adozione:


Al corso non ci siamo lasciati spaventare dalle difficoltà che ci hanno prospettato, l'importante è sapere che ci sono


E poi dicono "Bravi!" a noi!!!
"Bravi" sono per esempio i nostri amici che facevano parte del Gruppo Kantutita, che sono partiti per il Perù come missionari, hanno aperto... beh un sacco di cose, basta andare sul nostro sito per vedere. Avevano una bimba peruana con troppi handicap, Maristella, nome da principessa di una fiaba, l'hanno portata con loro, ma è durata proprio poco dopo che sono arrivati laggiù. Si firmano ancora mettendo il suo nome dopo il loro. Nel loro paese della bergamasca, hanno un gruppo che li sostiene finanziariamente.
"Bravi" sono quelli che organizzano finanziamenti di progetti d'aiuto, di sostegno a distanza, quelli insomma che operano sui grandi numeri: noi abbiamo solo dei figli venuti da lontano.


Questo è stato il motore principale della nostra seconda adozione... cioè avevamo deciso già prima, ma non si può vedere e non fare... e tutti i bambini che ci venivano incontro chiamandoci papà e mamma... questo ci ha spinto a sopportare tutti i colloqui e tutta la burocrazia.


GRRRRRRRRRRRRRRRR... dille, tramite la tua amica, che si chiama SOSTEGNO A DISTANZA, non certo ADOZIONE, e che hai tante amiche che hanno adottato e ne sono felici. Per di più, l'adozione non esclude certo di fare anche il sostegno a distanza!


Certo ragazze, “figlio” senza aggettivi, ma tra adottivo e adottato, meglio il secondo.
Al troppo indefinito "figlio adottivo" preferisco "figlio adottato" che esprime un percorso concluso.
Sai che cosa mi evoca "figlio adottivo"? Tutti gli articoli in cui si sottolineava l'adozione come spiegazione di un disagio, o di un delitto... forse anche di un suicidio... brrrrr che orrore!!! E penso invece alla miriade di casi in cui non è successo niente di simile. Si sa che fa più rumore un albero che cade, soprattutto se tagliata con le motoseghe, di una foresta che cresce.


E che dire delle tante mamme che hanno indiscriminatamente figli "di pancia" e "di cuore"? Secondo certa gente sono matte???
Il Signore ha detto "Chiunque accoglie uno di questi bambini nella sua casa, accoglie me", non ha certo detto "chi accoglie un bimbo per finta sarà premiato con una gravidanza"... ma che scherziamo???


Già è difficile essere mamme ora e adesso, fare i conti con la scuola, il razzismo, l'intolleranza, i parenti-serpenti eccetera, l'adozione implica un surplus di difficoltà. Anche nostre, non solo del bimbo/a, non nascondiamocelo. Ci vuol tempo per abituarsi reciprocamente. A volte giorni o settimane, altre volte mesi o anni, e comunque per gradi, per tappe.
E' stupendo essere genitori, intendiamoci, e a volte - detto qui in qualche Topic... - anche se i figli sono nati dalla nostra pancia, figurati se il DNA è diverso!
Meglio raccontare le difficoltà e come le abbiamo superate: questo è cultura dell'adozione. Le coccole sono un mezzo importante per appartenersi reciprocamente.
Chi di voi non ha... esplorato con i baci il corpo del figlio? O almeno buona parte di esso?




• Questi i quesiti che pone sull’iter adottivo:

perché i SS mettono sotto processo - questa è la sensazione diffusa! - gli aspiranti genitori? E questo ancora prima di fornirli di strumenti adeguati, mediante la partecipazione a corsi e a incontri? E perché mai le decisioni di non-idoneità del TdM vengono poi spesso ribaltate dai Tribunali ordinari? Chi tutela davvero i minori?
I SS sono davvero in grado di scremare tra genitori idonei e non?
Chi prepara i SS a questo arduo compito?




• Così parla di adozioni ed enti:



conosco alcuni che hanno adottato con il fai_da_te, noi abbiamo preferito un'associazione già nel 1990, ti risparmi molto tempo e fatica. Anche se penso anch'io che il passaggio per gli enti sia ridondante, soprattutto quando si è all'estero ad aspettare un benedetto fax.


Premetto che sono discussioni oziose, vista la situazione legislativa attuale...
Non credo proprio che ci sia un principio etico per l'intermediazione dell'associazione in sé, abbiamo fatto più o meno il tuo stesso percorso iniziale, stavamo per partire per il Perù con il "fai_da_te", ma come è successo altre volte il Paese ha chiuso in quel momento, e ha riaperto anni dopo. Per noi, in quel momento, sembrava più rapido e sicuro rivolgerci ad una associazione. Dovevamo partire per il Brasile, il Brasile ha chiuso... insomma ci abbiamo messo due anni per arrivare al nostro stupendo piccolo Boliviano...
C'è però da dire che, per me, il principio etico è fermarsi quando, come mi è successo di sentirmi dire da un sedicente avvocato, ti dicono che ti avrebbero avvisato quando "la ragazza sta per partorire"!!!!
Anche le vecchie associazioni, ora enti, hanno cominciato con il fai_da_te, molte strade sono state aperte da missionari o da volontari in loco, che si devono confrontare sempre con la tragedia degli abbandoni.
A proposito di fai-da-te, in Bolivia abbiamo anche trovato delle suore italiane che facevano adozioni con coppie italiane, perfettamente nella legalità. Parlo sempre degli anni '90, non so più ora come vada, mi informerò. Ma, ancora una volta, questo non può essere d'aiuto ora alle coppie di aspiranti genitori...




• Queste le raccomandazioni e i consigli a chi sta per partire:


Noi avevamo comprato un coniglio bianco e l'abbiamo battezzato logicamente Harvey e anche giocattoli più piccoli, chessò fischietti, palloncini, lingue di suocera, però dipende dall'età...


Ricordate anche di riportare tante cose al ritorno per poter costituire un album dei ricordi.


Qual'è il Pronto Soccorso Pediatrico da portare quando si parte?
E il Pronto Soccorso per i genitori?
Mi ero portata: qualcosa per disinfettare l'acqua e le ferite (Amuchina), una pomata antiistaminica, una pomata al naprossene (contusioni ma anche mal di schiena!), delle gomme contro il mal d'aria (che ho anche riportato, non mi sono servite!), un analgesico (non l'aspirina soprattutto se in Bolivia!!), un febbrifugo (paracetamolo, la più comune è la tachipirina, ma anche con altri nomi)
Tutto il resto si può comprare lì, Betta, anche prima di avere il bimbo a casa, non credi che ci sia il tempo?
Naturalmente tutto quello che vi avanza, non rimettetelo in valigia al ritorno, lasciatelo a qualcuno laggiù.



• Una riflessione sulle altre culture:


Pipsi, sai anche tu che in culture più semplici si lavora solo 2-3 ore al giorno, noi siamo complicati, è il prezzo del poter vivere fino a poco meno di 100 anni, e di tutto il resto. Ma perché bisogna anche tagliare le foreste e far morire quelle popolazioni per avere questo progresso fatto di "veline" e di "reality show", che tutto sono tranne realtà?
Scusate la digressione, oggi è così...
I Romani davano molta importanza all'otium perché tanto avevano gli schiavi che lavoravano... però l'ozio era importante per il pensiero, la filosofia, e tutte le belle cose.
I nostri figli ci ricordano forse questa necessità dello spirito, dello stare insieme, del conversa
Cara Betta, anche in questa società si può conservare spazio per sè stessi, e non intendevo affatto riferirmi alla "filosofia dei loro padri", ma ad una serie di scelte tutte nostre: non proiettarci sulle strade tutti i fine settimana, lasciarli andare con i loro amici scout, dormire in tenda anche ai primi freddi, e così via. Veramente mi riferivo all'otium degli antichi Romani, non alla dura vita delle Ande, altro che "isola dei famosi", che mi pare "sette chili in sette giorni"... e forse non è un caso che la filosofia sia nata in un paese pescoso e dove crescono l'olivo e la vite...




• Così parla di scuola:



Oggi è cominciata la scuola per i miei ex-bimbi che vogliono essere grandi e indipendenti...
Asilo: mi sono piantata lì fin quando è uscito...
Elementari: stavolta ne avevo due, li ho accompagnati fino in classe...
Medie: scuola diversa ma stesso edificio familiare, li ho "mollati" subito
Liceo: ormai sono grandi...
Sono una mamma super-vaccinata ai distacchi, oltre alle varie gite scolastiche, ogni anno c'è stato pure il campo Scout, bella esperienza di progressiva autonomia. Delle mamme e anche dei figli!
Mio marito stamattina li ha accompagnati entrambi...
Speriamo che vada tutto bene! Cominciano 5 anni difficili di discussioni sui vestiti e sul fumo che pare tollerato ovunque... già nei miei tempi giurassici c'era chi fumava nei bagni... e poi sui piercing e sul pericolo d'infezioni...


I miei figli sono al liceo. G. è autonomo nello studio, motivato, A. invece ha avuto grossi problemi, etichettati forse frettolosamente come "dislessia", ma forse c'erano anche altre cose da considerare...
Insomma, abbiamo sfruttato la cosa per permetterle di non "restare indietro", ed ora infatti pare che sia la migliore della sua classe.


Ma che drammi in passato per memorizzare le poesie o per fare un temino! E' successo anche a voi che, dopo aver letto e corretto il suo lavoro, lei / lui venga preso / a da un raptus di distruzione, cancellando furiosamente il compito??? O forse è una... nemesi per tutti i ragazzi che si sono fatti bocciare da me?
Ricordo però che, già alla scuola materna, G. a volte anneriva completamente un bel disegno tutto colorato, dopo che gli dicevamo che era proprio bello... certo che capivamo che era mancanza di autostima, ma - questo è il punto - che fare??? Secondo le maestre, succede a tutti... Ros, confermi? C'è qualche maestra della scuola per l'infanzia o qualche psicologa?
Come rafforzare l'autostima?
Mi rendo conto che involontariamente tendo ad essere troppo castrante... c'è una cura???


Ecco, come pure certi parametri medici, etno-centrati sulla nostra cultura occidentale, mi riferisco a disturbi dell'apprendimento, e non solo: per una spirometria, mi hanno messo nella casellina "razza caucasica"... maddeche', razza umana!
Mi chiedo se la diagnosi della dislessia non rientri anche nel caso dei parametri occidentalo-centrici...
Non vorrei che il nostro bisogno di parametri scientifici ricada in questo errore!
All'Uni avevo studiato (antropologia culturale) proprio la diversità e superiorità dell'intelligenza spaziale degli aborigeni australiani, che però fallivano nei test classici del QI...


Per me è semplice - davvero! - capire che il peggior errore che potremmo fare con i nostri figli, come con chiunque, è considerarli secondo il nostro metro: certo che siamo tutti diversi, forse la difficoltà vera è proprio accettare la diversità come una ricchezza.
Guarda, abbiamo accettato che nostra figlia facesse il professionale per i servizi sociali, e nostro figlio il liceo scientifico tecnologico, so da lunga pezza che gli errori a scuola vengono spesso dalla scelta "imposta" dai genitori, abbiamo aiutato l'auto-orientamento dei ns figli, sperando che sia la cosa giusta.


Preparati, nonostante i discorsi preliminari con le maestre ("non vi preoccupate, vi avviseremo"), ci siamo trovati all'improvviso, e alle 7 di sera, a dover produrre oggetti dell'infanzia da portare in classe!!! E dire che l'anno prima abbiamo parlato della "casa in Bolivia" e dell'adozione, davanti alla classe!


Mamme armatevi prima di andare a parlare con le insegnanti
Fotocopiate la "Proposta agli insegnanti" che trovate sul sito www.sax.it/kantutita/ e portate anche la bibliografia dei libri di Lollipop e delle fiabe...
... e poi interrogatele per sapere se hanno letto!


Attenzione, i nostri figli sono Italiani perché figli nostri, non stranieri.




• Qualche suggerimento per un’utile lettura:


"Imbarazzismi e Nuovi imbarazzismi"

Questo libricino di rapidissima lettura riguarda anche il mondo dell'adozione, e quello del "mondo a colori".
L'Autore è Kossi Komla-Ebri, nato in Togo nel 1954, sposato e padre di due figli, cittadino italo-togolese residente a Ponte Lambro (Co). In Italia dal 1974, si laurea a Bologna nel 1982 in Medicina e Chirurgia, specializzandosi in Chirurgia Generale presso l'Università degli Studi di Milano. Oggi lavora presso l'Ospedale Fatebenefratelli di Erba.
Occupa il suo tempo libero come mediatore interculturale nel mondo della scuola e della sanità. Ha pubblicato con Edizioni dell'Arco -
Marna Imbarazzismi (2002), Neyla (2002), con Emi All'incrocio dei sentieri (2003).
Troverete una collezione di situazioni comiche, che riguardano appunto gli incontri tra stranieri e italiani, a volte imbarazzanti, naturalmente per questi ultimi. Da leggere e meditare.
La diffusione è... precaria, provate a contattare *quel* ragazzo senegalese che trovate al parco, forse ve lo procura.
La mia storiella preferita? Forse questa:
"Badi... bene o la sindrome da badante.
Ribka si recò all' ASL per compilare le schede di iscrizione al servizio sanitario.
L'impiegata le chiese nome e cognome per trascriverli.
Ma giunta alla voce "professione" scrisse spontaneamente da sé: "domestica".
«Perché ha scritto domestica?»
«Perché, che lavoro fai?»
«Sono una scrittrice, attualmente ricercatrice presso la vostra Università.»
«.. .»
Che sbadata!"


"Il mito dell'autostima "
Roy F. Baumeister, Jennifer D. Campbell, Joachim I. Krueger e Kathleen D. Vohs

- È opinione molto diffusa che una bassa autostima spinga ad assumere comportamenti indesiderati che possono danneggiare l’intera comunità.
- I bulli, diversamente da quanto si ritiene comunemente, in genere non soffrono di bassa autostima. E non ne soffre nemmeno chi diventa sessualmente attivo molto presto né chi è incline ad abusare di alcool o droghe illegali.
- È improbabile che aumentare l’autostima migliori le performance scolastiche o lavorative.
- Le persone con un’elevata autostima tendono a essere più intraprendenti e sembrano essere notevolmente più felici.

© 1999 - 2005 Le Scienze S.p.A. - marzo 2005




• E per finire, il dono di due poesie:


(Ricevuto a Natale...)

VOGLIA DI PACE

Se un bimbo sorride, sorride anche il Cuore
ed ecco spuntare in un prato un bel fiore.
Se un bimbo è felice, il Cuore è contento
e nascon farfalle che danzan col vento.

Bombardano, sparano e parlan di pace,
al Cuore del mondo 'sta cosa non piace:
"Se di odio e violenza riempite la Terra,
non siate bugiardi: chiamatela guerra!.
La pace è sorridere, darsi la mano,
dormire tranquilli, guardare lontano
e in fondo vedere, nel cielo sereno,
i sette colori dell'arcobaleno.

Le voci dei bimbi il vento raccoglie
e poi le sparpaglia tra i rami e le foglie
di alberi antichi, con grosse radici
che sanno ascoltare le cose che dici
per poi raccontar le, giù... giù... nel profondo
al Cuore che batte al centro del mondo.

Ma, a volte, le risa diventano pianti:
le lacrime scendono, calde e pesanti,
colpiscon la Terra che trema, impaurita,
vedendo la morte mischiarsi alla vita.
Ossezia, Israele, Iraq, Palestina...
tra bombe e fucili la morte cammina,
portando con sé ceceni, afgani
e tanti, tantissimi bimbi africani!

Soltanto se spargi la voglia di amare
il vento sorride e può allora portare
agli alberi antichi e alle loro radici
le voci ed i sogni di bimbi felici!



NEL MIO PAESE
(liberamente rielaborato da un testo di Brecht)

nel mio Paese:

.... hanno portato via gli immigrati,
e non ho detto niente

.... hanno portato via i nomadi,
e non ho detto niente

.... hanno portato via i senza fissa dimora,
e non ho detto niente

.... hanno portato via gli anziani,
e non ho detto niente

poi hanno portato via me, e non ho potuto dire niente: non c'era nessuno a difendermi.




****

Questa è la lettera che Kiara aveva scritto a Famiglia Cristiana e che aveva mandato privatamente a Bluecloud (grazie, Blue, ti renderla pubblica):


Faccio parte del Gruppo Kantutita per un'educazione interculturale, siamo famiglie del mondo unite dall'amore per i nostri figli nati lontano. Sono una mamma "di cuore" innamorata dei miei figli. Sono piuttosto perplessa a causa della Sua frase "Affermare che i legami che si creano attraverso l'adozione non sono inferiori a quelli biologici è sicuramente un fatto di civiltà. (_) Tuttavia non sono la stessa cosa."

Non ho mai pensato che l'adozione fosse un fatto di civiltà, e nemmeno di solidarietà,ma solo d'amore. L'amore è sempre la stessa cosa, anche se l'oggetto cambia, se non confondiamo "amore" con "attrazione" o altro, naturalmente. Nostro Signore ci ha insegnato che il Suo Amore è per tutti gli uomini, e ci ha invitato ad amarci l'un l'altro come Lui ci ha amato. Ha inoltre detto che "chiunque accoglie uno di questi bambini nella sua casa, accoglie me", davvero non mi riesce di capire la differenza tra legame biologico e "di cuore", e nella mia vita ho avuto esperienza di altre figure "materne" in famiglia, nonni, zie, ai quali ero legata come ai miei genitori. A meno che non si cerchi un'affinità genetica in caso si malattie o cercando un organo per un trapianto.

Anche il legame che si crea attraverso il matrimonio non è affatto inferiore ai legami biologici, anzi, il legame matrimoniale è più forte di quello con i genitori, perché è proiettato verso il futuro, per creare una nuova famiglia. E Le assicuro che passato l'innamoramento resta l'amore, sempre quello, uno solo. Devo ancora capire in che cosa il legame di sangue sia diverso e più importante di quello d'amore, che non è, ahimè, automaticamente generato insieme a quello biologico, come rivela la cronaca. E le esperienze riportate dall'ANFAA sui deludenti incontri con i "genitori veri" fanno capire che è una ricerca votata quasi sempre al fallimento. Ai miei figli chiedono di me: "ma non è la tua mamma vera?" Ebbene, non sono certo di plastica!

Conosce la favola di Fedro Canis ad Agnum? "Il cane all'agnello. Un cane a un agnello che belava tra le capre: 'O stolto,' disse, 'tu sbagli: tua madre non è qui;' e gli mostrò da lontano le pecore separate dalle capre. 'Non cerco quella che concepisce quando le è piaciuto, porta poi il peso sconosciuto durante mesi, finalmente depone il fardello che è caduto; ma quella che mi nutre, mi offre la mammella, e defrauda del latte i propri capretti, affinché non manchi a me.' 'Tuttavia quella che generò te è preferibile.' 'Non è così: quella non ha mai saputo se io ero nero o
bianco.'(...)." Anche Fedro s'interrogava sul legame di sangue, e riteneva che il vero genitore e' quello che dimostra bontà verso i figli, e questo nel I secolo.

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VeGeN
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Kiara, tienici ancora compagnia

Messaggio da VeGeN »

Due anni fa...... sembra ieri davvero
Ciao Ki

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