Siamo onesti: il rapporto col cibo per noi italiani rischia spesso di sconfinare un po' nel patologico. Anche chi non è uno chef o un grande gourmet nel momento in cui si trova a varcare le patrie frontiere sente di essere esposto a grandi pericoli.

Di non trovare gli spaghetti al pomodoro, il ragù della mamma (o della nonna), il prosciutto di Parma, il gelato e ogni assortimento del nutrimento preferito.

Anche io ammetto di essere stata un po' preoccupata da questo punto di vista, dovendo partire per la Svizzera tedesca. Mi ero consolata dicendo che, tutto sommato, non ero poi così distante da "casa", motivo per il quale, in situazioni di emergenza, potevo sempre tornare a fare rifornimento. E' capitato, ma non così spesso.

In realtà da quando vivo a Zurigo non mangio molto spesso fuori casa e non ho ancora avuto modo di essere invitata a cena da qualcuno del posto, per cui le vere abitudini alimentari del luogo non mi sono ancora chiarissime.

Dando un'occhiata a ciò che si trova nei supermercati e nei negozi, oltre che nei menù dei ristoranti, appare evidente che le abitudini culinarie svizzere siano un interessante mix di tradizione italiana, francese e tedesca, con contaminazioni (ormai sdoganate quasi ovunque) delle cucine del mondo "lontano": oriente e sud america.

Pranticamente ovunque si trovano la pasta e il riso. La patata (fritta) spopola, così come i wurst(el), ma non manca davvero nessun tipo di carne, frutta e verdura, così come il pane (spesso integrale o semi-integrale, arricchito di frequente con semi gustosi.
La Svizzera è il regno del latte (che, miracolosamente, costa in pratica meno che in Italia!) e dei formaggi: i piatti nazionali sono la fonduta e la raclette presentati in numerose varianti (che sono però pietanze tipicamente invernali, se le avete assaggiate potete capire).

Ciò che obiettivamente scarseggia è il pesce, che io sfortunatamente non apprezzo, ma che cerco sempre di cucinare per mio figlio. Si trovano prevalentemente qualità "nordiche" come salmone, merluzzo, nasello, la trota e il pangasio (un pesce di acqua dolce di dubbia provenienza molto diffuso, probabilmente per ragioni di prezzo, che io rifuggo come la peste). Le specie mediterranee sono più rare (e costose), ma d'altra parte siamo in un Paese senza sbocco sul mare e la cultura alimentare non può non averne risentito.

Il barbecue, nella bella stagione, è un diritto garantito dalla costituzione: non c'è balcone, anche di minuscole dimensioni, che non ospiti una griglia, piccola o grande, da utilizzare ad ogni occasione di riunione familiare e non solo. In molti luoghi pubblici (parchi, piscine) ci sono grigle a disposizione di tutti per cuocere la carne e organizzare il proprio pranzo o cena all'aperto.

Cosa mi manca, quindi? Il gelato artigianale: quello italiano unico al mondo. La focaccia del mio fornaio, qui non ne ho trovata di simile, neppure lontanamente. I dolci di pasticceria: ce ne sono, ma mi sembrano alla fine tutti uguali, nonostante il cioccolato di qualità. I salumi italiani: si trovano ovunque, ma occorre il mutuo per pagarli. Di solito li compro in Italia quando ritorno.

Ma ho dimenticato l'altro BIG svizzero. Quale: il cioccolato! E qui, credo, saremo tutti d'accordo.

 

Ritratto di Carlotta G

Posted by Carlotta G

Da sempre curiosa di altre culture e abitudini, mamma espatriata con famiglia a Zurigo dal (quasi) lontano 2013. Blogger a tempo perso, studentessa suo malgrado di lingua teutonica e insegnante di Yoga, dove finalmente è solo se stessa e prova ogni tanto a indicare anche agli altri la possibilità di essere solo se stessi.
Da secoli si ripromette di scrivere un libro, forse, prima o poi. Non sullo yoga, ma sulla capacità di "vivere altrove". Intanto scrivo della mia vita a nord delle Alpi anche sul mio blog personale La vita a modo mio 

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