L'adolescenza è una "terra di mezzo". Un passaggio, un guado, un ponte tra due contrapposte sponde: l'infanzia e l'età adulta. Lasciando le immagini per una terminologia più tecnica e precisa, l'adolescenza implica sostanzialmente un processo di individuazione e separazione.

Il primo compito che un adolescente si trova di fronte è appunto quello di individuarsi: assumere gradualmente una propria identità, costruire un proprio Sé, differenziato ed integrato.
E' un processo complesso, che conosce successi e fallimenti a ripetizione, veloci fughe in avanti e rientri precipitosi.
Si tratta di cambiare pelle rispetto il bambino: un periodo di muta che lascia a volte nudi, indifesi, quasi in pelle viva. Si chiede anche aiuto a dei modelli, alcuni mitici e lontani (oscillando magari dalla velina di turno a Suor Teresa di Calcutta, dal personaggio dello sport o della canzone alla dedizione silenziosa del volontariato, del medico senza frontiere), altri più quotidiani e vicini (come il professore, l'animatore, l'amico del cuore).

Il gruppo poi, così centrale nella vita dell'adolescente, offre un campionario per le prove tecniche di identificazione. Si comincia a riconoscersi in alcuni valori, distinti da altri, e ci si avvia a delle scelte di campo, in ambito scolastico, professionale, sociale, religioso. Ma individuarsi significa anche separarsi. In attesa di sapere chi sono, o chi voglio essere davvero, almeno una cosa è certa: "io non sono te", io voglio distinguermi e separarmi da te.

Almeno all'inizio, è una sorta di identità in negativo. Ci si separa anzitutto dalla propria infanzia, dal bambino che si è stati e che gli altri continuano ad aspettarsi. E ci separa dalla propria famiglia, dalle sue regole, valori, abitudini. Una fase necessaria di distanziamento, per non soffocare, per poter crescere. Quando si sentirà più maturo e più solido, l'adolescente potrà permettersi il tempo del recupero e dell'integrazione dentro di sé di tanti aspetti da cui ora sente il bisogno di smarcarsi. Questo processo di individuazione e separazione è spinto in avanti da forze poderose.

Sul piano biologico l'imponente e rapido sviluppo fisico e puberale.
Sul piano cognitivo il superamento dei limiti del pensiero infantile legato al concreto, con la nuova capacità di ragionare in termini astratti, teorici, generalizzati.
Sul piano affettivo e relazionale il ragazzo assume gradualmente la propria definitiva identità sessuale, si confronta con il gruppo dei pari, si lega all'amico o all'amica del cuore, vive intensamente il momento del primo innamoramento.

La famiglia, la società, l'ambiente esterno si compongono con queste forze biologiche psicologiche interne, declinando il processo di crescita in tutta una serie di piccoli ed insieme grandi momenti, una serie di riti di passaggio: le chiavi di casa, il motorino, la scelta della scuola superiore, l'entrata nel gruppo, la prima volta in discoteca, la vacanza senza i genitori, il passaggio dei 18 anni ecc.
Gli adolescenti naturalmente non sono fatti con lo stampo, e quando si cerca di evidenziare alcune linee di tendenza si può finire prigionieri di stereotipi diffusi. Per alcuni adolescenti la maturazione può avvenire in modo abbastanza lineare, senza grossi scossoni.

Per altri rappresenta un percorso più tormentato, con momenti di arresto, di scacco evolutivo, di vere e proprie crisi. Alcuni ostacoli possono nascere soprattutto dall'interno, dalle caratteristiche individuali, dalla storia che ogni ragazzo si porta dentro. Queste difficoltà interagiscono con altre che hanno un'origine esterna: le aspettative che i modelli sociali impongono, i conflitti familiari, scolastici, con il gruppo dei pari o col partner.

Si evidenziano allora possibili segnali della CRISI: un'accentuata chiusura intimistica o all'opposto una esagerata fuga nell'agire e nello sperimentare, comportamenti a rischio, devianza, insuccesso scolastico, fughe, comportamenti autolesionistico fino ad arrivare a veri e propri tentativi di suicidio. Nel processo di individuazione e separazione dell'adolescente nella sua crisi, acquista una rilevante centralità il corpo. Un corpo che può concentrare, con le sue rapide ed improvvise trasformazioni, un corpo come sede di pulsioni nuove e forti.

Un corpo prima delegato all'accudimento ed alla tutela dei genitori, che ora deve essere gestito, esibito e controllato in prima persona. Sul Sé corporeo si gioca una buona parte dell'identità del ragazzo e della ragazza: sono maschio o sono femmina, piaccio o non piaccio agli altri (l'insoddisfazione per il proprio corpo, soprattutto nelle ragazze, è una sorta di regola ), sono forte o debole (soprattutto per i maschi, con gli aspetti legati allo sport, le arti marziali, il culturismo), come mi devo vestire (con le pressioni incrociate contrastanti tra famiglia e gruppo dei coetanei).

Il messaggio il corpo è mio e me lo gestisco io può essere dato in molti modi: abitudini di pulizia, taglio dei capelli, adesione entusiasta a mode e stili di gruppi particolari, piercing, tatuaggi, vere e proprie autolesioni. Sulla scena del rapporto tra l'adolescente ed il suo gruppo assume un ruolo di protagonista il cibo, visto in relazione al peso, alla magrezza ed all'immagine di sé. In questo ambito si intrecciano predisposizioni biologiche, modelli culturali (magro è bello) e dinamiche tipiche dell'adolescenza.

Il cibo rappresenta fin dall'infanzia un mezzo, relativamente a buon mercato, per attutire la frustrazione e compensare lo stress. Ma un corpo che aumenta di peso e si ingrassa influisce negativamente sulla propria immagine corporea, sul desiderio di piacere, sul confronto con gli altri. L'adolescente, soprattutto femmina, cerca di correre ai ripari, tentando di riassumere il controllo sul corpo e sulle sue pulsioni.

Una percentuale consistente (circa il 60%) delle studentesse delle scuole medie superiori esprime preoccupazioni per il peso corporeo, e un altro 30% si percepisce come troppo grassa, anche in presenza di un indice di massa corporea normale o addirittura inferiore e si sottopone in misura più o meno regolare a delle diete restrittive. Questi vissuti e comportamenti, intrinsecando i temi tipici della normale crisi adolescenziale, soprattutto in alcuni casi di accentuati conflitti o fragilità delle strutture di personalità, possono costituire il terreno di elezione per l'emergere dei Disturbi del Comportamento Alimentare.

Gianfranco Bolzonella, Psicologo e Psicoterapeuta dell'età evolutiva

 
 

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