E' la festa della mamma, in Italia e anche in Svizzera. Come ho già avuto modo di dire tempo fa, da quando vivo a Zurigo ho avuto l’impressione che si tratti di una ricorrenza esclusivamente commerciale, una scusa in più per vendere cioccolatini o un pranzo al ristorante. Forse le mamme non hanno poi così tanti motivi per festeggiare, al di là naturalmente di quelli intimi relativi all’affetto della propria famiglia e dei propri bambini.

Sappiamo ormai, da anni, e senza particolari evoluzioni in proposito, che nella maggior parte dei Paesi del mondo, Italia in testa, si dice che non sia affatto semplice essere madri e, ancor meno, essere madri lavoratrici. Le sole eccezioni vere sembrano rappresentate dai paesi del Nord Europa i quali, con modalità che a me stupiscono sempre in modo incredibile, sembrano essere riusciti a trovare una sorta di invidiabile quadratura del cerchio nell’equilibrio dei rapporti tra i due sessi e nel rispetto delle esigenze globali della famiglia.

Alcune settimane fa sono comparsi sulla stampa alcuni articoli fortemente critici sul sistema svizzero, in merito alle differenze di opportunità professionali tra uomini e donne. Del tutto a sorpresa – almeno per una parte del mondo che si sente sempre in condizioni di inferiorità rispetto ai vicini di casa che si trovano “sopra” – la Svizzera sarebbe il Paese peggiore d'Europa di tutta la classifica stilata dal quotidiano britannico “The Economist”: ventunesimo su ventuno Stati analizzati, addirittura dopo paesi notoriamente “machisti” come Grecia, Spagna, Portogallo, sul tema delle pari opportunità uomo-donna nel mercato del lavoro.

Al di là di alcune caratteristiche, come la consistente diffusione del lavoro part-time che potrebbero apparire agevolanti per le lavoratrici madri, il mercato del lavoro svizzero sembra, infatti, ancora centrato su modelli estremamente tradizionali e patriarcali, corrispondenti a quelli della stessa società complessivamente considerata. Basti pensare, ad esempio, che il congedo di maternità è di sole 13 settimane, praticamente inesistente rispetto alla media dei paesi Europei! A ciò si aggiungono ulteriori fattori, tra i quali un divario nelle retribuzioni uomo-donna di circa il 30%, rispetto a posizioni lavorative equivalenti, e i costi estremamente elevati dei servizi di cura dei bambini (asili nido, babysitter) che finiscono per rendere anche economicamente sconveniente il rientro al lavoro dopo la maternità.

Ci sarebbe da concludere dicendo che “tutto il mondo è paese”, ahinoi, su questi temi; ma nello stesso tempo è difficilmente possibile esclamare: “mal comune, mezzo gaudio”.

 

(Immagine tratta dal sito www.bilan.ch)

Ritratto di Carlotta G

Posted by Carlotta G

Da sempre curiosa di altre culture e abitudini, mamma espatriata con famiglia a Zurigo dal (quasi) lontano 2013. Blogger a tempo perso, studentessa suo malgrado di lingua teutonica e insegnante di Yoga, dove finalmente è solo se stessa e prova ogni tanto a indicare anche agli altri la possibilità di essere solo se stessi.
Da secoli si ripromette di scrivere un libro, forse, prima o poi. Non sullo yoga, ma sulla capacità di "vivere altrove". Intanto scrivo della mia vita a nord delle Alpi anche sul mio blog personale La vita a modo mio 

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